BLOGTOUR E SE... DI ELIANA CICCOPIEDI

Buongiorno readers,
finalmente siamo quasi giunti al termine di questa settimana...dai che oggi è giovedì!!
E con l'arrivo di questo giorno è arrivato anche il mio momento per presentarvi il Blogtour dedicato al libro di "E SE...." di Eliana Ciccopiedi.


Titolo: E se...
Autore: Eliana Ciccopiedi
Editore: Lettere Animate
Genere: Romanzi Rosa
Prezzo: € 16,00 cartaceo (sarà disponibile a breve)
 eBook in promo a € 0,99
Link acquisto: E Se...
Elena è un architetto mancato che organizza matrimoni. L'architettura non paga al giorno d'oggi, e lei si è riciclata nel mestiere della wedding planner, che va per la maggiore. In realtà, non crede nel matrimonio. Ma sta con la stessa persona da dieci anni. La storia si apre con lei che assiste ad un musical di grande successo.
Elena è rimasta stregata. Dallo spettacolo, e da due occhi visti su quel palco, occhi intensi e colmi di follia. Gli occhi di Leonardo, uno degli interpreti. Lui non è nel migliore periodo della sua vita. La carriera è alle stelle, ma ha perso anche tanto.
Elena, sognatrice disillusa, su un treno per Firenze incontra per caso il suo idolo del momento. Lei ha tanto da dire, perché è in un periodo di trascuratezza, il fidanzato sempre meno presente, la vita che non è andata come doveva andare, e lui ha bisogno di ascoltare, per rimanere nel mondo reale e non cadere tra i ricordi di chi ha perduto. Un mix di circostanze e intenzioni farà passare loro del tempo insieme, tra palcoscenici e matrimoni, tra città e monumenti, e i due scopriranno molte affinità. E questo potrebbe far pensare al lieto fine. Non fosse per un particolare di una certa rilevanza.
E se... con discorsi più e meno seri, ma anche risate e scene divertenti, è un romance adatto a tutte le donne che fanno ancora sogni ad occhi aperti.


Ciao Eliana, benvenuta nel Salotto del Gatto libraio, io e i miei lettori siamo curiosi di conoscerti meglio quindi perché non mi parli un po’ di te? Oltre a scrivere cosa fa Eliana nella vita? 

Ciao a te, e a voi, e grazie della possibilità che mi hai dato oggi per farmi conoscere un po'. Eliana nella vita cosa fa? Bella domanda. Allo stato attuale... niente! Se me lo avessi chiesto tre settimane fa avrei risposto l'insegnante di sostegno, ma ora che la scuola è finita e il mio contratto di sostituzione maternità scaduto, di fatto sono inoccupata. Però, io mi sento in vacanza! La cosa non mi preoccupa per niente, non so bene perché. Avevo bisogno di una pausa, per concentrarmi sulla correzione del romanzo in cartaceo, per organizzare questo blogtour, farmi un po' di pubblicità, e poi per scrivere il seguito del romanzo. Insomma, altro che disoccupata, qui sto lavorando eccome! E se il destino lo vorrà prima o poi mi richiameranno a scuola. Perché parlo di destino? Vedi, io avevo il mio lavoro da impiegata, con un contratto fisso, non stavo male dove mi trovavo. Ma non ero felice, non ero soddisfatta. Era tutto troppo banale e monotono. A gennaio, dopo due anni di silenzio, in una sola settimana sono arrivate tre proposte di insegnamento. Supplenze, ovvio. Alla prima ho rifiutato. Alla seconda anche. Quando è arrivata la terza, ho pensato che c'era qualcosa che non andava, non era normale. Quindi mi sono chiesta se davvero non fosse un segnale, che le cose dovessero cambiare per me. Perciò, terrorizzata ed elettrizzata al tempo stesso, ho accettato. É stata la mia prima esperienza, difficile, ma entusiasmante. Questi cinque mesi nella scuola mi hanno dato più di due anni passati in un ufficio da impiegata. Intensi. E che arrivi qualcosa o meno dopo, sono soddisfatta della scelta, per quello che mi ha dato.

Quando scrivi hai delle abitudini particolari?

Io ho iniziato a scrivere da poco, un anno, praticamente. Un corso di studi in Architettura non invoglia alla scrittura creativa, purtroppo. Quindi quella parte di me l'ho lasciata sopita. Poi c'è stato il fattore scatenante. Uno spettacolo coinvolgente e due occhi intensi che mi hanno catturata. Al punto da immaginare una storia dove io avessi rincontrato quegli occhi e avessi avuto modo di parlare con il loro proprietario. Il primo capitolo nasce da lì, praticamente, da una fantasia, di quelle che facciamo noi donne, ragazze o adulte che siano, non smettiamo mai di farle. E da lì, Eliana si è trasformata in Elena, decisamente più interessante di me per mestiere e abitudini, più volitiva e loquace, ma tremendamente somigliante in tanti altri aspetti. E ogni giorno, sul treno - facevo la pendolare - mentre cercavo di sonnecchiare, la storia bussava con insistenza, gli episodi si dipanavano nella mente, dialoghi, battute. Ormai E. e L. erano lì che parlavano in continuazione. Un giorno ero in ufficio, da sola, con poco da fare in quel momento, e sentendomi un po' stupida mi sono detta, "Quasi, quasi ci provo, a buttarla giù". Ho aperto un nuovo file word. Ho iniziato a scrivere.
Non mi sono più fermata. É come se avessi scoperto un mondo nuovo. Più che scoperto, creato. E più scrivevo, meno mi sentivo stupida, perché in quelle pagine sembrava tutto così reale, come se potesse essere vero. Una realtà parallela. É stato incredibilmente terapeutico, per tante ragioni che non sto a raccontare, ma verranno fuori nel seguito. Il fatto era che, a parte quella volta, io in ufficio dovevo lavorare, ovvio. A casa non volevo che il mio fidanzato vedesse quello che stavo facendo. Era una cosa solo mia. Un po' come quando si scrive il diario segreto. Allora, dove scrivere? Avevo uno smartphone mica per niente, no? Ho scaricato un'app per la scrittura, e mi sono messa a scrivere lì, sul treno. Dal treno la storia era partita, e sul treno la storia si è dipanata. Evidentemente, conciliava. Il bello era che la gente mi vedeva che ero presa da questa cosa, vedeva le mie dita che scorrevano ininterrottamente, come se scrivessi un messaggio dietro l'altro. Ma poi lo capivano che non ero su whatsapp, che stavo scrivendo qualcosa. Li beccavo sempre ad allungare l'occhio incuriositi, e io cercavo di girare il telefono il più possibile per non essere letta. Mi vergognavo da morire. E spesso mi chiedevo: "Chissà che cosa vedono, con che occhi mi vedono?". Un po' come quando vedi la gente che ti fissa mentre leggi. Perché capiscono che in quel momento tu sei da tutt'altra parte, ma non capiscono come sia possibile. Vi è mai successo di alzare lo sguardo per un momento dal libro che state leggendo, e beccare il tizio che sta di fronte che distoglie frettolosamente lo sguardo, colto sul fatto? Sono sicura che a voi lettrici incallite è capitato. Da lì è partito il mio dialogo con L. sul treno.

C’è una playlist in particolare o un tipo di musica che usi per aiutarti a scrivere?

Mentre scrivo non devo fare altro. Come per la lettura, mi isolo, quindi avere o meno una musica di sottofondo non cambia molto. Anzi, spesso infastidisce, io amo molto il silenzio. Concilia il pensiero. Amo la musica, non fraintendetemi, ma scrittura e musica per me sono poco legate. Perché quando ascolto la musica, io devo cantare. Sempre. O ballare, più raramente. Per questo preferisco la musica italiana, perché non conosco abbastanza bene l'inglese, quindi evito, che è meglio. Ultimamente mi sono innamorata dei musical, non a caso ho scritto una storia dove lo spettacolo musicale fa da sfondo, e molto spesso ascolto quel tipo di musica, che trovo ancora più coinvolgente perché unisce al canto l'interpretazione. Il cd del musical in questione ormai è distrutto, infatti. Forse in tal senso, la musica mi ha ispirata. É stato l'intero spettacolo ad avermi ispirata, ad aver acceso una scintilla, in un momento in cui i colori erano spenti. Ma da quando ho scritto la storia, sempre più spesso trovo nelle canzoni delle vicende che sento parte del romanzo, e penso "Caspita, questo pezzo è proprio adatto a quel capitolo". Posso dirti che per la soundtrack del romanzo, tappa del 25 luglio, ho scelto tutte canzoni italiane, che ritraggono una situazione o un particolare momento della storia. E posso dirti che i testi di queste canzoni erano nel romanzo che diedi al vero L., la persona che ha ispirato questa storia.

Quando hai iniziato a nutrire la passione per la scrittura?

Al liceo amavo scrivere. Di tutto, dalla relazione, al tema argomentativo, all'articolo di giornale. Non sono mai stata brava con il parlato, troppo timida forse per conciliare il pensiero con le parole. Alla fine dico sempre la metà delle cose che vorrei dire, e spesso con l'effetto sbagliato. Mentre quando scrivo... non riesco più a fermarmi. Fortuna che questa intervista è scritta, altrimenti sarebbe stato un problema serio, di sicuro non avrei aperto bocca.

Ci sono autori classici o molto noti che credi abbiamo influenzato, in qualche modo, il tuo stile?

Non credo. Io reputo il mio stile piuttosto acerbo. Così sembra che E se... faccia pena! Non è così, è bello, leggetelo! Però... è semplice. In certi momenti viene fuori l'architetto, l'insegnante che c'è in me, e utilizzo un linguaggio più forbito. Ma quando scrivo, mi viene spontaneo essere semplice, soprattutto nei dialoghi, pochi intermezzi, poche descrizioni, credo che la gran parte del lavoro lo debbano fare le parole. In molte mi hanno detto che potrebbe essere la sceneggiatura di un film. Da un lato, i luoghi descritti con precisione, quasi li stessi dipingendo, dall'altro un linguaggio di tutti i giorni. Sono due ragazzi che parlano, nostalgici, condividono ricordi, esperienze, timori, ansie, e poi si prendono in giro, giocano, scherzano, ridono. Quando scrivo di queste cose, non posso che esprimermi come lo farei io. In fondo è questo che ho fatto, ho parlato per tutto il tempo con il mio L. immaginario. E non riuscivo proprio a farlo con un linguaggio ricercato. Posso dirti che amo molto Jane Austen. Ma come posso paragonarmi a lei e alla sua scrittura? Al suo sarcasmo sottile, al suo modo di vedersi intorno e trasporre individui conosciuti nella vita reale in un romanzo, enfatizzandone gli aspetti più comici, o profondi. Lei anziché smussare gli angoli, li rende ancora più acuti. Sono un'osservatrice? Sì. Metto quello che vedo e le impressioni che ho della gente nei miei scritti? Sì. Sono ironica? Sì. Ma sono lontana anni luce dalla grande Jane.
Sai cosa influenza molto lo stile? La storia stessa. Sto scrivendo la storia di altre due persone ora, e lo stile cambia molto, perché sono diversi i miei due protagonisti. E un po' sono io che sto migliorando, credo. Non si finisce mai di migliorare.

Un libro che rileggeresti molto volentieri, uno a cui sei molto legata e uno che proprio non consiglieresti mai.

Parto con quello a cui sono legata. Lo cito anche nel romanzo, ed è Via col vento. Se volete conoscerne la ragione, leggete il romanzo! Trovo che sia troppo sottovalutato. All'epoca ebbe un enorme successo, riflessosi nel colossal che me è seguito. Ma oggi il romanzo è passato in secondo piano, mentre io lo amo molto, in particolar modo le atmosfere, tutte, anche le più tragiche. Mi coinvolgono, mi avvolgono come una calda coperta.
Io odiavo leggere da piccola, sapete? In casa mia nessuno aveva mai letto molto. Ma alle scuole medie si doveva leggere un libro al mese e consegnare la relazione finale. Una noia... Un giorno la prof venne a scuola con alcuni classici per ragazzi, stufa di sorbirsi le relazioni sui tristi romanzetti che leggevamo noi. Io scelsi Piccole donne. Forse perché avevo visto il film, e il cartone animato. Ma mi piace pensare che fu lui a scegliere me. Lo lessi. Mi innamorai. Lessi tutti i seguiti in breve tempo. E dopo aver provato quelle emozioni, essere diventata amica di quelle quattro giovani donne, non potevo più rinunciare a sentire. Ringrazio la mia prof di italiano per questo (quest'anno sono diventata una sua collega, è stato emozionante!). Ecco, lo rileggerei volentieri, per ricordare quella ragazzina che in un libro ha scoperto un mondo. Per non parlare delle lacrime versate per la piccola Beth.
Un libro che non consiglierei mai? Adesso qualcuno mi lincerà per questo. Ma se c'è un libro che ha suscitato il mio astio, perché obbligata a leggerlo senza trovarlo interessante, è stato La coscienza di Zeno. Il povero Svevo si rivolterà nella tomba, forse. Il fatto è che lo lessi a quindici anni, sotto costrizione della prof di lettere. Credo che imporre così una lettura del genere non sia molto educativo. É che io quel tipo non lo capivo proprio. Perché tutta quell'ipocondria, quel timore di vivere, tutte quelle domande insolute? Non ne vedevo la ragione. Ecco, forse dovrei aggiungerlo ai libri che rileggerei, probabilmente ora mi ci ritroverei di più. Ma a quell'età, quando hai quella voglia di vivere, dove sei convinto che potrai spaccare il mondo... leggere delle fisime di Zeno proprio non aiuta.

Quanto tempo ha richiesto la stesura di “E se”?

La storia è nata in breve tempo. In un mese e mezzo avevo già buttato giù la bozza. A seguire c'è stato il lavoro di rilettura, avvenuta più e più volte. L'ultima l'ho fatta qualche giorno fa, per la versione cartacea, per la quale mi sono fatta aiutare da un'amica di penna conosciuta da poco, collega di CE. E anche lì, mi sono accorta che il romanzo che credevo finito, in realtà non lo era. Io penso che un romanzo non sia mai realmente finito per lo scrittore. Oltre che per le cose che vorrebbe continuare a scrivere, anche perché può sempre essere perfezionato. A distanza di tempo vien da cambiare quella battuta, correggere quell'espressione, usare qualche similitudine in più. Ma per me è sempre stato così, non riesco mai a dire "E' finito". Anche quando dipingevo. Per gli altri lo era, per me no. E spesso finivo anche per rovinare il soggetto, a furia di aggiungere laddove magari non ce n'era bisogno. Per questo credo sia fondamentale affidarsi a degli occhi esterni. Che sono anche molto utili per i refusi, perché noi scrittori a furia di leggere la nostra storia finiamo col conoscerla a memoria e con lo scorrere senza notare l'errore. Per riassumere, un mese e mezzo per la bozza, e altri dieci mesi per avere un prodotto finito, che finito non sarà mai.

Quanto c'è di te nel personaggio femminile di Elena e quanto in quello maschile di Leonardo?

Tanto vale dirlo, Elena è la sottoscritta, praticamente. Come detto, l'idea del romanzo nasce da me, immaginando un incontro casuale con questo ragazzo su un treno, ho pensato a cosa avremmo potuto dirci, a cosa avrebbe detto Eliana, e cosa lui avrebbe controbattuto. Quando poi ho iniziato a buttar giù la storia certo non potevo far diventare Elena impiegata amministrativa. La mia protagonista avrebbe dovuto fare un mestiere decisamente più interessante. E mi è venuto in mente la wedding planner. Il paradosso dell'organizzatrice di matrimoni, che ai matrimoni non crede, ma che in fondo resta romantica perché quella è una malattia dalla quale non ci guarisce mai. E quella sono io, che non crede al per sempre, ma poi racconta di una donna cinica che si fa conquistare dalla semplicità di un ragazzo complicato. Leonardo. Lui è ispirato a una persona reale, a come io immagino essere quella persona, dal poco che so sulla sua vita, da quello che trasmette le rare volte in cui parla di sé. Ma in Leonardo c'é qualcosa di me, le sue ombre somigliano molto alle mie, la sensazione costante di non essere capita, il timore di legarsi, il bisogno di isolarsi per trovare la pace che solo la propria compagnia può dare. Io sono queste cose. Non sono solare come lui, però, non vedo il bicchiere mezzo pieno come lui, non ho il sorriso sempre pronto come lui, anche quando gli occhi non sorridono. Non ho il suo sarcasmo, e non chiedetemi com'è uscito fuori scrivendo perché non ne ho idea, infatti. Ecco, Leonardo mi ha aiutata a scoprire dei lati di me che non conoscevo. Se nel romanzo ci sono delle scene divertenti, esilaranti, vorrà dire che da qualche parte c'è una Eliana esilarante. Ho riscoperto la mia ironia, che da un po' avevo perso, perché solo in pochi sanno tirarla fuori. Leonardo c'è riuscito. Devo molto a Leonardo.

Perché il titolo a due semplici parole E se…?

La verità sul titolo? Il primo titolo era un altro: Salti tu, salto io. Ora, io lo reputo un bel titolo, ma chi come me ha vissuto gli anni del boom di Titanic, sa che la citazione proviene da lì. E il timore era quello di dare quella sensazione, della citazione. Molte mie amiche poi, hanno avuto da ridire. Troppo melenso, dicevano, troppo stile Moccia (non me ne voglia). E anche secondo me era un po' troppo stucchevole.
Non hai idea del tempo che ho perso alla ricerca di un titolo papabile, io, come le mie amiche. Finché un giorno, all'ennesima rilettura, ho notato quello che era lì da sempre: E se... Ed era così giusto. Semplice. Due parole soltanto. Ma quante possibilità sono racchiuse in quelle due paroline? Cosa sarebbe stato se...? Chi di noi non ha avuto almeno un E se... nella vita? Sarebbe troppo bello. Però, gli E se... ci fanno apprezzare quello che abbiamo, e che per fortuna non è un rimpianto. Ora, il dubbio è se Elena e Leonardo non diventeranno l'uno l'E se... dell'altra. Perché è un attimo. Basta una decisione sbagliata, che al momento riteniamo giusta, e quando ci guardiamo indietro ci chiediamo "Chissà cosa sarebbe stato se...?". Il punto è proprio questo, non lo sappiamo subito. Il più delle volte quella domanda ce la facciamo quando ci guardiamo indietro e ci rendiamo conto che abbiamo lasciato dominare la ragione.

Possiamo avere io e i miei lettori qualche anticipazione per i tuoi progetti futuri?

Avevo iniziato il seguito di E se... Di questo ho già il titolo,tra l'altro, nato dallo spin-off, che forse non pubblicherò mai. Lo iniziai già a settembre, quei due ragazzi mi mancavano troppo per non tornare a dar loro voce. Perché dovete sapere che la sottoscritta, come Elena è convinta che a seguire il Per sempre felici e contenti c'è sempre un dopo, e non è mai bello come il prima.
E poi ero intrigata dalla possibilità di approfondire anche altri personaggi. Mi sono ritrovata a scrivere la loro storia, collegata a quella di E. e L., e confesso che mi ha talmente coinvolta che ho proseguito con quella, ed Elena e Leonardo sono passati un po' in secondo piano. D'altronde, bisogna seguire l'ispirazione, no? Ecco, mentre ero alle prese con questa storia, è arrivata la proposta di pubblicazione. Quindi mi sono vista costretta a interrompere per revisionare E se... Adesso, non vedo l'ora di concludere con questo BT per tornare alla storia che avevo lasciato.

Perciò ora colgo l'occasione per porre i commiati. Ringrazio chi leggerà questa intervista, e te che mi hai dato la possibilità di farmi sentire. 




LE REGOLE PER PARTECIPARE AL GIVEAWAY:

GIVEAWAY PREMI:

primo posto: copia del romanzo in cartaceo
secondo posto: orecchini o pendente a scelta, a tema Scapigliata_Leonardo Da Vinci

REGOLE GIVEAWAY:

Obbligatorio:
– Essere lettori fissi dei blog;
– Mettere mi piace alla pagina Facebook Eliana Ciccopiedi – “E se”;
– Mettere mi piace alle pagine Facebook dei blog;
– Condividere almeno una tappa su Facebook taggando due amici;
– Lasciare indirizzo e-mail per essere ricontattate in caso di vittoria;

Facoltativo:
– Commentare tutte le tappe del blog tour;


a Rafflecopter giveaway

23 commenti

  1. Eccoci qui alla sesta tappa... grazie a Sonia per l'opportunità datami e le domande stimolanti!

    RispondiElimina
  2. Intervista molto interessante, anche perchè...mi sono ritrovata in molti aspetti! Anche io amo Via col Vento, è vero, rapisce e fa sognare...!Come te ho iniziato ad appassionarmi alla lettura durante l'ora di biblioteca alle scuole medie...io iniziai con un libro giallo di Agatha Christie e...non ho più smesso :-), ma spazio dai gialli ai rosa senza preferenze, quando una storia appassiona c'è poco da fare. Mi sono ritrovata anche negli "e se..." che inevitabilmente capitano sul nostro percorso e che ci portano a scegliere strade sconosciute ma che rivelano sorprese entusiasmanti! Alla prossima tappa :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Elisa, avevo perso il tuo commento... Mi piace rendermi conto che le persone si ritrovano in quello che scrivo! Via col vento tutta la vita! Alla prossima!

      Elimina
  3. Ciao sonia complimenti, adoro le tue interviste, le tue domande ci permettono di conoscere veramente questi nuovi autori tutti da scoprire ed io non vedo l'ora di farlo! Complimenti a te ed ovviamente ad Eliana! <3 <3

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Ely ti ringrazio tantissimo per i tuoi complimenti ;-*

      Elimina
    2. cara Ely, piacere di conoscerti da un'altra Ely! Solo io trovo ironico che al momento i tre commenti presenti siano tutti di "Ely"?! Scusa, ho dei problemi, lo so... Sono Eliana, l'autrice di "E se..", spero che questa tappa ti abbia coinvolta, e spero che andrai a vedere anche le tappe precedenti. Ti consiglio in particolare quella del 19, i ringraziamenti con intervista, e prima ancora la lettura del Prologo ad alta voce (la mia, chiedo venia) del 13, così da farti un'idea di cosa stiamo parlando nel blogtour. Perdona se mi allargo, ma il 23 c'è una tappa a cui tengo davvero molto, ma non potresti apprezzarla appieno senza seguire almeno queste due che ti ho elencato. Fossi in te, farei un salto! e se ti va partecipa al giveaway, potresti vincere una copia del cartaceo! E ti consiglio di arrivare all'ultimo giorno, c'è una sorpresa in vista...

      Elimina
  4. Ciao Eliana bellissima intervista mi piace molto conoscere le autrici nella loro quotidianità.
    Anch'io quando leggo mi piace farlo in assoluto silenzio , mi da quasi l'impressione di entrare nelle pagine e far parte integrale della storia.
    Certo partire con due occhi intensi ... wowo !!! dovevano essere molto speciali x far nascere in te la voglia di metterli su un foglio di carta e poi rigo dopo rigo ecco che viene fuori un romanzo.
    Tanta voglia di leggerloooooo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Erano, e sono, davvero speciali quegli occhi. Questo aspetto rimarrà immutato nel tempo. E non ho esagerato. Posso dirti che chi ha letto il romanzo e non lo conosceva, e lo ha visto (neanche dal vivo, ma in video), ha commentato semplicemente con un "E' lui". E non poteva farmi complimento migliore, perché vuol dire che qualcosa devo averci preso.

      Elimina
    2. Erano, e sono, davvero speciali quegli occhi. Questo aspetto rimarrà immutato nel tempo. E non ho esagerato. Posso dirti che chi ha letto il romanzo e non lo conosceva, e lo ha visto (neanche dal vivo, ma in video), ha commentato semplicemente con un "E' lui". E non poteva farmi complimento migliore, perché vuol dire che qualcosa devo averci preso.

      Elimina
  5. Che piacevole chiacchierata! Ti ammiro Eliana,ammiro il tuo coraggio nel tentare una nuova strada,il romanzo promette bene,la trama mi piace e ti auguro tanta fortuna

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Michela, che dire, grazie..." disse Eliana abbassando lo sguardo. Lei arrossiva sempre quando le si faceva un complimento. Non era semplice per lei esporsi così tanto ed essere al centro dell'attenzione, come ora. Una delle cose che aveva in comune con Elena...

      Elimina
    2. "Michela, che dire, grazie..." disse Eliana abbassando lo sguardo. Lei arrossiva sempre quando le si faceva un complimento. Non era semplice per lei esporsi così tanto ed essere al centro dell'attenzione, come ora. Una delle cose che aveva in comune con Elena...

      Elimina
  6. Bellissima intervista Sonia, e tanti in bocca al lupo Eliana!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Susy! Ci siamo passate il testimone!

      Elimina
  7. Che bellissima intervista, complimenti davvero!
    E se... due parole che combinate significano davvero tanto. Preferisco "E se..." a "Salti tu. Salto io." Lo ritengo più adatto a quello che la trama e gli estratti mi hanno trasmesso finora.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Alexandra! Confesso che io sono molto affezionata al primo titolo, perché il romanzo è nato con quel titolo, e io l'ho sempre chiamato così, finché non ho deciso di cambiarlo. E ora, nella mia testa, resta comunque "Salti tu, salto io". Come io mi chiamo Eliana, e non Elena. Non so se mi sono spiegata...

      Elimina
    2. Ciao Eliana, sì, capisco perfettamente quello che vuoi dire. 😊

      Elimina
  8. Mi piace molto il titolo che hai scelto, più dell'altro. Questo lo considero colmo di significato, perchè in fondo tutti abbiamo degli "E se..." che tornano a galla.
    Bellissima intervista e in bocca al lupo per tutto! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Sara! Sì, è quel che penso anch'io: tutti abbiamo avuto degli e se... nella vita.

      Elimina
  9. Rileggendo...abbiamo anche altri punti in comune sai? Anche a me diedero un classico della letteratura italiana da leggermi da sola...risultato?: non ci capii niente...leggere libri difficili sotto obbligo e senza spiegarli è il classico metodo per far allontanare i ragazzi dalla lattura.... Per fortuna non mi sono allontanata per questo piccolo compito delle vacanze :D

    RispondiElimina
  10. Dimenticavo...bella anche la parte dove parli dei tuoi professori... è fortunato chi incontra sulla propria strada chi mette davanti alla sua personalità più o meno egocentrica la propria passione per la crescita degli altri!

    RispondiElimina

Powered by Blogger.